(www.enopress.it). Riceviamo da Gaetano Manti gmanti@ilmiocastello.it in anteprima l'editoriale del numero di ottobre della rivista Il Mio Vino e volentieri ospitiamo integralmente - Si tratta di una forte denuncia di un malcostume che lo scorso anno provocò una forte reazione tra gli spettatori e nell'opinione pubblica è portò alla rimozione di un direttore della TV pubblica. Allora, assurse agli altari delle cronache un volgare brindisi di capodanno - In diretta TV quando un 'mezzobusto' RAI si fece ripprendere a trangugiare, in diretta dal collo della bottiglia, uno champagne con l'etichetta ben in vista - L'editoriale di Manti illustra, oggi, quelle che sono le mascalzonate, le 'marchette' in gergo, e la loro istituzionalizzazione già denunciata dal settimanale L'Espresso - E conclude: "I cittadini che pagano il canone e anche lo stipendio di Sergio Zavoli hanno il sacrosanto diritto di vedersi protetti da queste mascalzonate"
"Nel gergo dell'editoria, sia di carta stampata che televisiva, quando si parla di marchette si intende - spiega Gaetano Manti - che un editore vende il contenuto della sua produzione editoriale.
"Il meccanismo è semplicissimo, così come è semplice il mestiere più vecchio del mondo: se vuoi che le mie redazioni parlino bene di un tuo prodotto o di un tuo servizio mi devi pagare una certa quantità di euro.
Noi addetti ai lavori le chiamiamo "marchette" per sottolineare che in questo modo si vende ciò che non dovrebbe mai essere venduto: il contenuto della propria informazione e cioè quello che dovrebbe rappresentare il patrimonio più prezioso per un editore onesto.
In termini tecnici questa fattispecie si chiama "pubblicità occulta" proprio perché il servizio redazionale pagato dall'interessato nasconde quella che di fatto è una pubblicità bella e buona.
La pubblicità occulta è espressamente proibita nel nostro ordinamento e a sanzionarla in prima istanza dovrebbe essere l' Autorità Garante del Mercato. Dico dovrebbe perché, salvo rare e clamorose eccezioni, su questo punto L'Autorità in questione si muove con lentezza e frequenza davvero esasperanti.
Noi abbiamo molte volte denunciato, facendo nomi e cognomi, gli editori che praticano questa illecita attività e abbiamo anche segnalato come ormai la pratica è così diffusa da aver fatto superare ai protagonisti la soglia della vergogna. Quelle che una volta erano trattative tenute gelosamente nascoste fra l'editore disonesto e il cliente correo, oggi si sono trasformate in offerte avanzate alla luce del sole con tanto di listini.
E' come se una prostituta sul ciglio della strada, invece di attendere l'avvicinarsi della macchina e la richiesta a bassa voce del potenziale cliente, esponesse in bella vista un gran cartello con il prezzo delle sue prestazioni, comprese le varianti più ardite.
Immaginate infine che la prostituta in questione non fosse una povera disgraziata costretta a battere per sopravvivere. Immaginate invece di trovare all'angolo della strada, con il grande cartello di offerta delle sue prestazioni sessuali, una signora nota a tutti.
Mi direte che questa è una evenienza del tutto impossibile e io invece vi dimostro che ormai nulla è davvero impossibile. La RAI, Radio Televisione Italiana, è stata colta sul fatto."
"Il merito - continua Manti - va dato al settimanale L'Espresso che ha scovato un documento riservato in cui si descrive nel dettaglio quanto bisogna sganciare se si vuole apparire in tv RAI, una sorta di listino-prezzi diviso per programma, ascolto medio e durata di queste vere e proprie "marchette".
"Si tratta di una "Proposta di piano di comunicazione" del valore di oltre un milione che la Direzione Sviluppo e Coordinamento Commerciale della RAI ha mandato di recente alla Regione Sicilia, un piano - va detto - ancora non approvato."
Come dire che la marchetta è così istituzionalizzata in RAI da meritare che se ne occupi una Direzione Sviluppo e Coordinamento Commerciale.
"Secondo quanto riportato da L'Espresso e mai smentito degli interessati, nel fare la sua offerta la tv di Stato parla come un bravo venditore: "La valorizzazione della cultura, della storia, delle tradizioni è tra gli obiettivi prioritari della Rai... Il piano comunicativo sarà redatto con il prezioso contributo ideativo della Regione Sicilia, che sarà il benvenuto per integrare il progetto con proposte ritagliate sulle specifiche necessità del territorio". Segue il tariffario delle prestazioni: un intervento di 3-4 minuti su "Uno mattina", contenitore storico di RaiUno, viene quotato 15 mila euro. Quattro gli "interventi" previsti per l'ente siciliano, per "un importo totale di 60 mila euro".
Più cara "Linea Verde", che ha un ascolto medio tre volte superiore: per una puntata dedicata a un particolare territorio (immaginate un servizio per i vini prodotti a Trapani) ci vogliono 60 mila euro. Per ogni intervento su "Linea Blu edizione 2010", specializzata invece in località affacciate sulla costa, servono invece 25 mila euro: la durata della promozione, però, è di soli due minuti. In pratica, sono 138 euro al secondo."
Che dire.
"Non credo vi siano parole adeguate a commentare un comportamento da mascalzoni di questo tipo."
"Mi viene solo da aggiungere che qui non stiamo parlando della povera prostituta extracomunitaria costretta dalle crudeli circostanze della vita a darla per danaro. Qui stiamo parlando della televisione di Stato che ci impone ogni anno il balzello del suo canone per mandare in onda programmi nauseanti.
Stiamo parlando di un ente statale che è sottoposto alla vigilanza di una commissione presieduta da quel galantuomo di Sergio Zavoli. Proprio lui che in una grande carriera di giornalista non avrebbe mai permesso a nessuno di vendere un suo servizio. Proprio lui a questo punto non può far finta di nulla. Deve, se non vuole diventare complice di queste porcherie, mettere seriamente all'opera la Commissione di Vigilanza che presiede e fare, una volta per tutte, una pulizia seria e profonda, coinvolgendo nell'opera l'Autorità Garante del Libero Mercato affinché le malefatte dei funzionari RAI protagonisti di questo scempio siano opportunamente sanzionate.
"I cittadini che pagano il canone e anche lo stipendio di Sergio Zavoli - conclude l'editoriale - hanno il sacrosanto diritto di vedersi protetti da queste mascalzonate."
Gaetano Manti
gmanti@ilmiocastello.it